tradimenti
Colloquio di lavoro
10.04.2025 |
968 |
3
"I clienti vogliono sentirsi liberi di provarci, senza paura che tu scappi indignata..."
**Casa di Elena e Roberto, mattino**Sono in piedi in cucina, con questa vestaglia troppo aperta che Roberto sembra quasi pretendere. Mi sento nervosa, a disagio, mentre lui mi osserva dal divano con un sorriso compiaciuto. Dopo vent’anni di matrimonio, la nostra vita sessuale è diventata monotona, consumata dalla routine. Da mesi, Roberto mi stuzzica con fantasie sempre più esplicite: mi immagina con altri uomini, guardata, desiderata, esposta.
Quando è lui a proporsi come protagonista, mi irrigidisco. Ma non posso negare che l’idea di essere al centro di attenzioni mi inquieta e, allo stesso tempo, mi eccita in modo imbarazzante. Stavolta, Roberto ha preso la cosa sul serio. Ha organizzato un colloquio “di lavoro” che, dice, potrebbe essere interessante economicamente e aprire a nuove esperienze. È stato lui a scegliere come devo presentarmi: camicetta aderente, scollata, gonna corta. Ho protestato, timidamente, ma alla fine ho ceduto. Guardandomi allo specchio, provo vulnerabilità mista a un turbamento che non voglio ammettere.
**Ufficio di Riva, pomeriggio**
Giovanni Riva mi accoglie con garbo, invitandomi a sedermi. È professionale, cordiale, e inizia parlando del lavoro.
«Ti spiego il lavoro,» dice, sistemandosi sulla sedia. «Siamo una succursale di una grossa realtà che gestisce investimenti per clienti premium, con capitali pesanti. Il tuo compito sarebbe leggero: aggiornare l’anagrafica, mandare auguri per Natale o compleanni, scegliere regali. Poi organizzare eventi: cene di gala, serate a teatro, prenotazioni di hotel o voli. Roba da 3-4 ore al giorno, gestisci tu il tempo. Se prenoti una vacanza in mezz’ora, il resto è tuo. Quasi tutto da casa, ti diamo il laptop. Paga: 1.500 euro netti al mese, più spese coperte – benzina, telefono. L’unica cosa è che, quando i clienti lo chiedono, serve disponibilità piena: un giorno intero o 2-3 giorni in trasferta per cene, shopping, compagnia. Tutto pagato extra. Cercano una donna matura, sveglia, presentabile. Che ne pensi?»
Mi sistemo il ciuffo cortissimo, nervosa, ma annuisco. “Sembra fattibile,” penso. Roberto sarebbe contento.
«Sembra un buon lavoro,» dico.
Riva sorride, ma l’espressione non arriva agli occhi. «Esatto, è un buon lavoro. Sai gestire un’agenda fitta?»
«Sì, molti anni da segretaria. Non mi sfugge niente,» rispondo con un cenno deciso.
«Sai usare Excel, Google Calendar? E contattare fornitori, alberghi?» continua.
«Li uso da anni. Parlare con clienti o fornitori mi viene naturale, so come gestirli.»
«Ok,» dice, poi il tono cambia, più diretto. «Ti voglio mettere in guardia. Per questo lavoro pieno di vantaggi ci sono dei compromessi.»
Sento un brivido. «Cosa intende?» chiedo, la voce incerta.
«I nostri clienti sono uomini di successo, spesso soli e stressati,» spiega, fissandomi. «Cercano attenzioni particolari, un’accoglienza che li faccia sentire unici. Serve qualcuno che gestisca queste dinamiche con grazia.»
Il cuore mi batte più forte. «Cosa intende con ‘attenzioni particolari’?»
«Una disponibilità personale, una certa disinvoltura,» risponde, calmo. «Non è solo amministrare agende, Elena. Devi essere attraente, aperta alle attenzioni maschili, saper rispondere senza rigidità. Ci sono problemi?»
Sorrido appena, nervosa. «No, non credo.»
«Benissimo,» dice Riva, appoggiandosi alla scrivania. «Ma concorderai che parlare è una cosa, la realtà è diversa. Ti faccio qualche domanda per capire la tua flessibilità e apertura mentale. Esulano dalle capacità professionali, ma sono necessarie.»
«Ok. Va bene, chiedi pure,» rispondo, con un sorriso teso.
Riva mi guarda dritto negli occhi. «Mettiamo che sei in ufficio con un cliente. Ti guarda le gambe – e lo farà, con quella gonna. Che fai? Ti copri? Ti irrigidisci? O lasci correre?»
Faccio spallucce, un mezzo sorriso. «Penso che farei finta di niente.»
«Brava,» annuisce. «Questo è l’atteggiamento giusto. Fregarsene, non è un’offesa: è un gioco. Se ti diverti tu, si divertono tutti.»
Si sporge leggermente in avanti. «E se ti guarda la scollatura, mentre versi un caffè, e ti dice: ‘Hai un bel seno’? Come reagisci?»
Abbasso lo sguardo, incerta. «Dipende da come lo dice. Magari lo guardo male… o faccio una battuta.»
Riva si irrigidisce appena, abbassando il tono. «Vedi, qui c’è un punto delicato. Te lo dico chiaro: in questo lavoro non puoi andare in crisi per un complimento. Te lo diranno. A volte saranno educati, altre no. Non devi reagire come se fossi in un ufficio statale. Qui si gioca su altri piani.»
Fa una pausa, poi mi fissa più intensamente. «Io con tuo marito sono stato chiaro. Gli ho detto: ‘Ci saranno situazioni in cui tua moglie sarà da sola con un uomo. Ci sarà un drink, una battuta spinta, forse un invito, forse qualcosa di più. Sei sicuro di voler andare avanti?’ Sai cosa mi ha risposto? ‘Sì. Per me non è un problema. E nemmeno per lei.’»
Il mio stomaco si stringe. «No… qualcosa mi ha detto. Ma non così diretto.»
«Capisco,» dice Riva, la voce più morbida ma ferma. «E infatti lo facciamo ora, questo chiarimento. Nessuno ti obbliga, sia chiaro. Ma se vuoi stare in questo settore, certe rigidità devi lasciarle fuori. Sennò i clienti lo sentono, e io non posso permettermi figuracce.»
Fa un’altra pausa. «Ora andiamo avanti. Se sei a cena con un cliente e lui ti sfiora la mano mentre ride… che fai? Ti ritrai? O lasci il contatto?»
«Dipende,» rispondo, quasi sussurrando. «Se è un tocco leggero, lascio correre.»
«Ecco, così va meglio,» approva. «Non sei un’hostess, ma neanche una statua. Devi farlo sentire importante.»
«E se, alla fine della serata, ti invita a bere qualcosa in camera? Solo un bicchiere?» chiede, con un sorriso lento. «Ci vai?»
Esito. «Non lo so… forse sì. Se mi sembra una persona a modo.»
«Attenta a questo ‘non lo so’,» dice, lo sguardo fermo. «Qui i ‘forse’ non funzionano. I clienti vogliono sentirsi liberi di provarci, senza paura che tu scappi indignata. Ti fidi del tuo istinto?»
Annuisco, incerta. «Sì.»
«Ottimo,» dice, poi si fa più serio. «Sai cosa mi ha detto Roberto? Che non è geloso. Per niente. Anzi, sembrava eccitato dall’idea.»
Mi guarda fisso. «È vero?»
Sorrido a metà, imbarazzata. «Credo di sì. A volte ne parla, ma non capisco se scherza o fa sul serio.»
«Non scherza,» dice Riva, deciso. «E devo sapere fino a dove posso spingermi, con i clienti. Non voglio scenate o ripensamenti. Facciamo così: ti faccio domande dirette. Tu rispondi, in tutta onestà: Roberto si arrabbierebbe? Sì o no?»
Mi fissa, poi abbassa lentamente lo sguardo sulle mie gambe, senza discrezione. «Se un cliente ti guarda così, dritto tra le gambe… tuo marito si infastidisce?»
Respiro lentamente. «No… penso di no.»
«E se ti guarda il seno e dice che ti sta benissimo la camicetta?»
«Ne abbiamo parlato,» dico, la voce bassa. «Dice che dovrei prendermeli, quei complimenti.»
Riva annuisce e si avvicina. «Ottimo. E se il cliente allunga una mano, slaccia un bottone della camicetta, così…» Lo fa, con calma, slacciando un bottone davanti a me. «…per ‘farti stare più comoda’? Roberto si infastidisce?»
Lo guardo, gli occhi spalancati, un lieve tremito nella voce. «Non lo so… forse no.»
Riva non si scompone. «Vedi, ci deve essere un punto dove tuo marito diventa geloso. Devo capirlo io, ora. Perché non posso rischiare di superarlo.»
Un messaggio sul cellulare lo interrompe. «Vieni al PC,» dice, facendomi cenno. Mi alzo e mi avvicino. Mi fa sedere sulla sedia girevole e si accomoda affianco, girandomi leggermente verso lo schermo. «Se un cliente mette una mano qui,» dice, simulando un abbraccio e sfiorando sotto il seno, «questo lo tollera?»
«Sì,» rispondo, il respiro corto.
Gira la sedia verso di sé, lentamente. Poi appoggia i palmi sulle mie cosce e mi allarga le gambe con un’intenzione chiara ma non volgare. «E questo?»
«Mah, credo di no se così ha detto,» dico, esitando.
Riva continua, la voce più grave. «E se ti tocca le gambe così? O con la scusa di sistemare qualcosa tocca il seno mettendo una mano nella camicetta?». Alle parole si accompagna il gesto.
Non mi lascia rispondere. «Alzati.»
Lo guardo per un attimo, poi mi alzo. Mi guida con una mano leggera sulla schiena fino al bordo della scrivania. «Appoggiati. Così.»
Esito, ma mi piego leggermente, le mani sul legno liscio. La gonna si tende sulle cosce. «E se il cliente ti solleva la gonna così?» dice, alzandola piano, fino a scoprire l’attaccatura delle autoreggenti. «Così?»
«Bah… qui non saprei… forse potrebbe infastidirsi,» dico, incerta.
Riva fa scivolare una mano tra le mie gambe, con una pressione appena accennata. «E… così?»
Resto immobile, il respiro più forte. Poi mi giro lentamente, prendo il suo polso e lo sposto «Credo così sì.»
Riva non si scompone, annuisce. «Non credo.»
Accende il monitor e clicca. «Per chiarezza, voglio farti vedere una cosa.»
**WhatsApp – Roberto (Elena – Lavoro)**
*8 marzo 2025 – ore 22:11*
Roberto: «Allora? Hai dato un’occhiata al profilo?»
Riva: «Sì. Fisicamente è perfetta per quello che cerchiamo. Ma è timida?»
Roberto: «Sì, ma solo all’inizio. Poi si scalda. Serve qualcuno che la prenda nel modo giusto.»
Riva: «Intendi che posso spingere?»
Roberto: «Spingi. Fallo con calma, ma spingi. Deve sentirsi provocata. Io sono d’accordo.»
Riva: «Chiaro. E se si lascia andare?»
Roberto: «Tanto meglio.»
Riva: «E se succede qualcosa?»
Roberto: «Non farmi domande da prete. L’ho mandata io. So benissimo cosa sto facendo. Voglio che esca dalla gabbia. E dopo voglio sapere tutto.»
Riva: «Ok. Mi piace la chiarezza. Domani la faccio parlare. Vediamo fin dove arriva.»
Resto ferma davanti allo schermo, la schiena ancora inclinata. Le mani si staccano lentamente dalla scrivania. Fisso la chat, poi mi volto verso Riva. L’atmosfera è carica, ma ora è diversa: non c’è solo erotismo, c’è consapevolezza.
moglie timida colloquio provocante seduzione in ufficio gioco di potere provocazione sessuale esplorazione dei limiti consenso consapevole
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Colloquio di lavoro:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
